Il capo di Buona Speranza: un nome che cela le sue insidie

Il capo di Buona Speranza fu inizialmente chiamato Capo delle Tempeste dal navigatore Dias che per prime lo raggiunse, senza riuscire a doppiarlo, arrivando dall’Europa. Il suo nome tranquillizzante deriva da un secondo aspetto all’epoca molto più importante. Con la scoperta del Capo delle Tempeste si apriva concretamente la speranza che le Indie fossero raggiungibili via mare.

Da qui questo, il Re di Portogallo Giovanni II, decise di cambiarne il nome in “Capo di Buona Speranza”. Era la fine del quindicesimo secolo, avvistato da Dias nel 1487, doppiato da Vasco de Gama dieci anni più tardi.

E’ l’epoca delle grandi esplorazioni via mare per volontà portoghese. Tentando un’altra rotta il nostro Cristoforo Colombo scoprì le Americhe nel 1492, inizialmente pensando di esser già arrivato alle lontane terre delle Indie.

I tre grandi capi: Speranza, LLeewin e Horn

Sono i tre grandi capi che caratterizzano un giro del mondo senza scalo. Partendo dall’Europa il primo che si affronta è proprio il Capo di Buona Speranza, fra poco parleremo delle sue insidie. E’ il capo che marca il passaggio dall’Oceano Atlantico del Sud all’Oceano Indiano e si trova a 34 gradi di latitudine Sud. Il secondo capo che si doppia è il Capo Lleeuwin, molto meno noto. Questo perché in realtà chi intraprende una circumnavigazione passa più molto più a Sud. Questo nonostante il capo si trovi anch’esso a 34 gradi come il Capo di Buona Speranza.

Tuttavia dal punto di vista meteorologico non ha senso avvicinarsi all’Australia per doppiarlo. Salendo verso Nord dalla fascia dei 40 ruggenti si rischiano venti contrari e zone di venti leggeri. Chi prosegue deve comunque fare rotta per South East Cape, l’esteremità meridionale della Tasmania situata a 43 gradi Sud. Il capo Lleuwin è pertanto molto più importante per un semplice fatto geografico, la sua longitudine demarca il passaggio dall’Oceano Indiano all’Oceano Pacifico.

Per chi prosegue la navigazione senza scalo, si dovrà affrontare prima South Est in Tasmania, poi Slope Point. Questo rappresenta la punta più meridionale della Nuova Zelanda e si trova alla latitudine di 46 Gradi Sud. L’obiettivo successivo tuttavia è il più mitico e temuto di tutti e tre i capi, Capo Horn. Il temutissimo capo è in realtà un’isola cilena ma marcando il punto più stretto del Canale di Drake. Un’isola incastonata fra Sud America e Antartica, un luogo insidioso per parecchi motivi. Oltre alle condizioni meteorologiche, l’improvviso innalzamento del fondale atlantico da migliaia di metri a un paio di centinaia può creare condizioni di mare pericolosissime.

Capo di Buona Speranza - Global Ocean Race
La rotta seguita durante la Global Ocean Race 2011/2012

Oceano atlantico ed oceano pacifico si incontrano presso il Capo Buona Speranza

Il capo di Buona Speranza marca quindi il confine fra Oceano Atlantico del Sud e Oceano Indiano. Le insidie che lo caratterizzano sono parecchie e lo erano sicuramente per i primi navigatori che lo raggiungevano senza conoscerlo. Dal punto di vista dei venti, qui soffia il temuto South-Eastern, un forte vento da Sud Est. E’ chiaro come per gli antichi velieri e clipper approcciare il Capo seguendo la costa africana significava incontrare fortissimi venti contrari.

Questo rendeva il capo spesso irraggiungibile nonostante i moltissimi tentativi. Le brevi finestre che si aprono con venti diversi sono passeggere, il vento prevalente torna sempre inesorabile. Il South-Estern, rafforzato dalla presenza del continente, è il lontano eco degli alisei di sud-est  subito a sud della zona di convergenza intertropicale.

La lunga rotta dall’Europa al capo di Buona Speranza

Oltre al South-Estern che incontreremmo tentando di doppiare il capo di Buona Speranza, le difficoltà sono molteplici per chi parte dall’Europa su questa rotta. Partendo dall’Europa del Nord dobbiamo innanzitutto confrontarci con il Golfo di Biscaglia. Questa è la grande pancia tracciata dalle coste francesi e spagnole. Il motivo per cui si tratta di una zona molto insidiosa è legata a due fattori. Il primo di ordine pratico, anche al giorno d’oggi il traffico dei pescherecci è notevole.

Il secondo è lo stesso che rende così pericoloso Capo Horn, l’innalzamento repentino del fondale marino. Le tempeste che si abbattono sull’Europa portano, perlomeno prima del fronte freddo, forti venti da Sud-Ovest. Il vento fa montare il mare che con l’innalzarsi del fondale diventa ripido, frangente ed insidioso. A questo si aggiunga che al passaggio del fronte freddo il vento ruoti a Nord-Ovest. Il nuovo vento porta un nuovo treno d’onde incrociate rispetto al precedente. Nel momento in cui due onde di treni differenti si sommano si possono avere onde di altezza doppia rispetto alla media, molto insidiose.

Capo Finisterre

La rotta di attraversamento del Golfo di Biscaglia procede verso Capo Finisterre. Qui il vento tende a rinforzare parecchio con venti prevalenti da Nord-Est molto sostenuti. 40-50 nodi sono intensità nella norma ed è dunque un passaggio tutt’altro che scontato. A questo si aggiunga che tutto il traffico commerciale diretto al Nord d’Europa transita per forza di cose davanti a questo capo. Esiste infatti una zona di separazione del traffico da evitare per rimanere fuori da grossi potenziali guai.

L’aliseo portoghese

La rotta per il Capo di Buona Speranza, da Capo Finisterre è ancora molto lunga. Iniziano tuttavia le buone notizie, potremmo infatti incontrare l’aliseo portoghese. Questo è un vento sostenuto, regolare e portante che soffia da nord lungo la costa portoghese. Se lo incontriamo saremo rapidamente spinti verso sud. L’aliseo si esaurisce in prossimità dello stretto di Gibilterra e dovremo affrontare ancora molte miglia di navigazione per arrivare ad agganciare l’aliseo vero e proprio. L’aliseo che soffia da autunno a fine primavera da Nord-Ovest si inizia a manifestare tra le Canarie e le Isole di Capo Verde.

Capo di Buona Speranza - Canarie
Canarie all’orizzonte nella foschia del caldo africano.

La zona di transizione tra europa ed africa

Dopo il Capo di San Vincenzo, estremità meridionale del Portogallo, il vento portante da nord si affievolisce rapidamente. Di li’ si dovrà negoziare il passaggio delle Canarie che spesso sono circondate da venti leggeri. Le condizioni meteo potranno portare a scelte anche molto diverse ad ogni passaggio. Spesso si finisce per rimanere molto ad Est puntando verso la costa marocchina prima e verso la prima delle Canarie poi. Quando saremo in prossimità di Lanzarote dovremo ancora una volta scegliere se passare fra il continente e le isole. A volte si può sfruttare un’accelerazione dei venti passando fra Tenerife e la Gran Canaria. In ogni caso il passaggio in mezzo a isole vulcaniche così elevate è sempre delicato. Sottovento alle isole ci sono coni molto grandi di venti disturbati ed affievoliti dalle isole. Se le condizioni lo consentono si può far rotta decisamente ad Ovest e passare all’esterno di tutto l’arcipelago.

Agganciare l’aliseo

Superate le Canarie si dovrebbe progressivamente entrare nella zona interessata d’aliseo. Le regate oceaniche affrontano questa tratta quando l’aliseo non è ancora pienamente formato come in gennaio. Per questo motivo riuscire a capire la rotta minore per agganciarlo può rappresentare un vantaggio enorme. Arrivare per primi all’aliseo può significare mantenere questo vantaggio fino al Capo di Buona Speranza.

La navigazione nell’aliseo di Nord Ovest a nord della zona di convergenza intertropicale è la più gradevole. La pacchia non dura però moltissimo e l’attenzione sarà tutta volta a decidere in quale punto attraversare Il Pot-au-noir. Nome francese della zona di convergenza intertropicale. Questa cintura vede al suo nord soffiare l’aliseo di Nord-Ovest, al suo Sud l’aliseo di Sud-Est. In autunno la cintura si trova circa a 6-7 gradi Nord. quindi lo si incontra prima dell’equatore lungo la nostra rotta verso il Capo di Buona Speranza.

Capo di Buona Speranza - caldo africano
Il caldo insopportabile prima di agganciare l’aliseo

Le isole di Capo Verde

Le isole di Capo Verde si trovano in pieno regime di aliseo che agganceremo prima di incontrarle. Anche per queste isole valgono considerazioni relative a possibili accelerazioni da sfruttare e coni d’ombra da evitare. Molti scelgono di passare ad Ovest dell’arcipelago, altri finiscono per attraversarle. Sulla rotta per il capo di Buona Speranza questa è una delle tante scelte che dobbiamo fare.

Capo di Buona Speranza - verso il pot au noir
La fine dell’aliseo in prossimità del pot-au-noir

Il Pot-au-noir

Se voleste trovare un nuovo sinonimo alla parola frustrazione, pot-au-noir sarebbe calzante. La navigazione nell’aliseo si interrompe abbastanza rapidamente con un repentino calo del vento. Di qui in poi lotteremo con venti leggeri tentando disperatamente di attraversare meno di 200 miglia di venti imprevedibili. Dopo i venti leggeri si passa ad incontrare la fascia dei groppi e colpi di vento con manifestazioni meteorologiche anche molto violente. Il problema è che tutto cambia repentinamente, dal nulla un nuvolone ci travolge con 30 nodi di vento per poi sputarci nella bonaccia. Questo prima ancora di aver finito la manovra di presa dei terzaroli.

Capo di Buona Speranza - Pot au noir
Un rovescio improvviso nel Pot-au-noir

Bisogna insistere e guadagnare terreno verso sud, a tutti i costi. Appena sentiremo il primo refolo di venti contrari sapremo di esserci quasi. Questi venti deboli da Sud-Est sono quelli simmetrici a quelli che abbiamo lasciato uscendo dall’aliseo di Nord-Ovest. Miglio dopo miglio si stabilizzeranno e rinforzeranno sino ad essere forti e stabili. Sud-Est è esattamente la rotta che dovremmo fare per andare al capo di Buona speranza. Questo significa che invece di puntare dritti verso la meta siamo costretti a fare un lunghissimo giro aggiuntivo per arrivare a destinazione.

Capo di Buona Speranza - Equatore
Celebrazioni per il passaggio dell’Equatore.

Il passaggio dell’Equatore

Il passaggio dell’Equatore è più un momento simbolico che una vera tappa dal punto di vista della navigazione. Usciti dal Pot-au-noir alla volta del capo di Buona speranza lo taglieremo in corsa sostenuti dall’aliseo con tutto il tempo per le celebrazioni di rito. Offrire a Nettuno una bevanda alcolica è di buon auspicio e nella noia dell’aliseo una tradizione che si può rispettare come momento di relax.

Capo di Buona Speranza - Fernando da Noronha
Uno scorcio della piccola Fernando da Noronha.

Fernando da Noronha

Lascando le vele e lasciando correre la barca di bolina larga faremo rotta verso un’isoletta a 180 miglia dalle coste del Brasile. Fernando da Noronha insieme all’Isola de Rata sono alla latitudine di Fortaleza. Si trovano poco a nord della zona più orientale del Brasile: la nostra rotta passerà sempre in prossimità di queste isole. L’aliseo regolare e sostenuto ci obbliga a questa rotta senza grandi alternative.

La transizione dall’aliseo ai sistemi depressivi

Ferdinando da Noronha si trova a 4 gradi Sud ancora in pieno regime di aliseo, un po’ come dopo le isole di Capo Verde. Avremo un discreto numero di miglia da navigare di bolina larga facendo rotta verso Sud. Con l’aliseo leggermente ruotato che di dà buono.

Tuttavia, se pur anche la pacchia può risultare noiosa, neanche questa navigazione dura per sempre. Presto detto le condizioni tropicali, il sole, il caldo, il vento stabile, ci abbandoneranno. Dopo Ferdinando da Noronha sarebbe facile immaginare che si possa fare rotta per Capo di Buona Speranza ma non è così.

Capo di Buona Speranza - SantElena
Influenzati dall’alta pressione di Sant’Elena alla caccia della prima depressione

L’alta pressione di Sant’Elena

La rotta diretta fra Ferdinando da Noronha a Cape Town passa non lontano dall’Isola di Sant’Elena dove fu imprigionato Napoleone. L’Isola, è però ben più famosa per il marinaio per il nome che dà alla zona di alta pressione detta appunto di Sant’Elena. Questa non è altro che lo specchio australe dell’alta pressione delle Azzorre. Tuttavia a differenza dell’alta del nostro emisfero, questa tende ad essere molto più stazionaria. L’unica scelta che abbiamo è di proseguire la nostra navigazione verso Sud. Questo, fino a che non incontreremo la prima depressione ed i primi venti portanti verso Capo di Buona Speranza.

Tristan da Cunha e Inaccessible Island

La nostra rotta, invece di puntare verso il Capo di Buona Speranza, curverà gradualmente con la rotazione dell’aliseo. Potremo fare rotta verso Tristan da Cunha, un’Isola nel mezzo del nulla fra America ed Africa a 38 gradi di latitudine Sud. Ebbene sì, per raggiungere Cape Town o il capo di Buona Speranza che si trova a 34 Sud saremo costretti ad andare più a Sud. Un vecchio detto dice “vai fino a Tristan da Cunha poi gira a sinistra”. Quest’isola sperduta si trova già infatti in prossimità dei quaranta ruggenti, latitudine dove arriva l’influenza delle depressioni che circolano perpetuamente alle latitudini dei 50 urlanti.

Dalle coste Argentine nascono le depressioni atlantiche in maniera analoga a quelle che si creano fra New York e Boston dirette in Irlanda. A differenza dell’emisfero Nord, già a queste latitudini le condizioni sono molto più dure e severe. Questo perché non c’è nulla di equivalente alla corrente del Golfo che tiene alta la temperatura dell’acqua anche a Nord delle Azzorre.

Usciti dall’aliseo di Nord-Est e proseguendo verso Sud tutto cambia repentinamente e si fa cupo e minaccioso. Sappiamo di non dover essere tentati dal “girare a sinistra troppo presto” ma aspettare pazienti il primo treno espresso. Infatti arrivati ai quaranta ruggenti starà solo alla nostra fortuna e capacità di navigazione il fatto di agganciare la prima depressione. Via i pantaloncini corti saremo di colpo foderati sotto tre strati di cerate e mid-layer protettivi a latitudini dove ci aspetteremmo condizioni più facili. Ma questi non a caso si chiamano i quaranta ruggenti, e saranno loro a portarci al Capo di Buona Speranza.

Capo di Buona Speranza - Quaranta Ruggenti
Navigazione nei quaranta ruggenti

I quaranta ruggenti e la volata finale

Dopo aver giocato a gatto e topo ed aver atteso la prima depressione finalmente sporgendo il naso nei quaranta ruggenti tutto cambierà. In un attimo ci ritroveremo a cavalcare una bestia inferocita con venti spesso oltre i 40 nodi di media oraria. Sventolate che ci proietterà finalmente dritti verso il capo di Buona Speranza.

Sappiamo che quando arriveremo in prossimità del capo, se la nostra destinazione è Cape Town, che incontreremo il famoso South-Estern. Dunque avendo come meta finale i 34 gradi sud dovremo continuare a navigare nei quaranta ruggenti. Questo per non rischiare di uscire dall’influsso delle depressioni e ritrovarci di nuovo nella bonaccia di Sant’Elena.

Capo di Buona Speranza - Depressioni Sud Atlantico
Il Sud Atlantico nella sua desolazione e bellezza

Un ultimo sforzo

Continuando lungo i quaranta ruggenti dovremo leggere attentamente le carte meteo per non risalire troppo presto. Infatti se lo facessimo ed approcciassimo Cape Town dai 34 Sud ci ritroveremmo di bolina nel temuto South-Estern. Serrando i denti bisogna arrivare fin quasi sotto a Cape Town prima di far rotta diretta. Se dovessimo invece doppiare il Capo di Buona Speranza non risaliremmo mai fino a vedere il capo, anzi. Dovremmo tenerci ben distanti per evitare il South-Eastern e continuare a navigare nel regime dei quaranta ruggenti.

Capo di Buona Speranza - Cape Town
L’arrivo a Cape Town

Cape Town

Se la nostra meta finale come in molti giri del mondo a tappe è Cape Town, arriverà il momento di risalire di latitudine. Se avremo fatto bene i compiti arriveremo ad agganciare il South-Estern al traverso invece che di bolina. Così facendo potremo arrivare speditamente e in sicurezza verso Cape Town. Non mancano neanche qui le insidie dei moltissimi pescherecci specie se arrivate di notte. Ma, lo spettacolo di avvistare Table Mountain a Cape Town dopo parecchie settimane di navigazione sarà indimenticabile. Non avremo ancora superato il capo di Buona Speranza che si trova subito a Sud di Cape Town.

Capo di Buona Speranza - Table Mountain
Cape Town – Table Mountain sullo sfondo dopo 41 giorni di navigazione dall’Europa

La ripartenza da Cape Town

Una navigazione senza scalo evita il problema di doppiare il capo di Buona Speranza contro il South-Estern. Cosa invece inevitabile per chi fa scalo o arriva lungo il continente come fu per gli esploratori. Lo stesso vale per chi arriva e riparte da Cape Town, essendo risalito dai quaranta ruggenti avrà da negoziare di nuovo il morso del South-Eastern. Chi non fa scalo se ne guarda bene e rimane ben a Sud di Capo di Buona Speranza per doppiarlo.

Per chi riparte da Cape Town la strategia vincente è quella di non tentare di far prua verso Est subito. Bisogna invece insistere verso sud fino a quando non si è usciti dalla zona di influenza del South-Estern. Questo significa che da Cape Town si farà rotta Sud o addirittura sud Ovest per tornare ad agganciare una depressione portante. A quel punto si potrà puntare al prossimo grande capo, Capo Lleuwin a migliaia di miglia di navigazione.

Al passaggio della latitudine del Capo di Buona Speranza, dove Oceano Atlantico e Pacifico si incontrano, potremo raccontare di aver finalmente doppiato uno dei tre grandi capi. Pensate ai grandi navigatori del quindicesimo secolo e quali difficoltà hanno incontrato. Senza tutte queste informazioni molte spedizioni saranno fallite nelle bonacce del golfo di Guinea. Tante persone saranno morte in assenza di vento nell’enorme bolla dell’alta pressione di Sant’Elena.

Capo di Buona Speranza e False Bay

Altri invece finalmente arrivati in prossimità del capo di Buona Speranza, non conoscendo il fenomeno del South-Estern, lo avranno preso sul muso. Molti avranno perso le barche o saranno finiti a scogli nella baia successiva al capo. Tristemente famosa per il numero di relitti e che porta il nome di False Bay.

Le vecchie navi che non riuscivano a stringere il vento, senza conoscere la geografia locale dopo il capo di Buona Speranza trovando mare aperto facevano rotta verso Nord-Est. Per poi scoprire di essere dentro una conca senza via d’uscita e senza speranze contro il potente South-Eastern.

Di Marco Nannini autore di Dalla Banca all’Oceano, edizioni Longanesi.

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