Mauro Pelaschier

Mio papà Mauro nasce nel 1949, un parto casalingo come tanti a quei tempi ma vista mare, alla SVOC. Con un padre atleta come Adelchi e vivendo quotidianamente in un centro velico la vela diventa presto la sua vita. “Sono nato alla Vela, con un padre che viaggiava in posti meravigliosi e rientrava pieno di coppe, raccontandomi le storie di tanti velisti italiani. Per un figlio il padre è sempre un mito: il mio mi indicava anche una strada da seguire nella vita.

Velisti italiani - un giovane Mauro (secondo da destra) premiato ad una regata
Velisti italiani – un giovane Mauro (secondo da destra) premiato ad una regata

Poi c’era anche lo zio Annibale, avevo un bellissimo rapporto con lui ed era più buono di mio papà con me. Da piccolissimo, verso i cinque, sei anni, andavo in officina da lui e mi insegnava come usare una pialla o uno scalpello. Era un’esperienza forte e mi dava un’altra versione della vela, quella di costruire le barche in legno.

L’infanzia di Mauro Pelaschier

Mio papà impara ad andare in barca, prima che a nuotare. Solo dopo il nonno lo costringe ad imparare con un suo amico ex campione di nuoto. “A sei anni Adelchi mi mise per la prima volta solo sul Finn di ritorno da un allenamento e mi disse vai. Per me fu la gioia più forte e che mi dà i brividi ancora adesso. Sapevo più o meno come si portava una barca, ero già uscito con i più grandi e li sentivo parlare continuamente.

Velisti Italiani - Mauro Pelaschier a 10 anni aiutato da suo Padre Adelchi ad armare la barca
Velisti Italiani – Mauro Pelaschier a 10 anni aiutato da suo Padre Adelchi ad armare la barca

Ma fu favoloso mettere in pratica quello che sapevo in teoria e farlo tutto da solo così piccolo. Da quel momento non aspettavo altro che mio padre rientrasse dagli allenamenti per poter prendere la barca e veleggiare. A 10 anni mi portò alla Coppa Bongo e la vinsi: dovette aiutarmi lui ad issare la randa perché non avevo la forza per farlo.”, ricorda il velista italiano Mauro.

I primi successi di Mauro Pelaschier

A 12 anni vince il suo primo Campionato del Golfo a cui partecipavano sia Juniores che Seniores. Conquista il primo titolo e sul giornale appare un articolo sulla vittoria di “Capitan Biberon”. Ricorda la sorella di Mauro, la zia Fulvia di quattro anni più grande probabilmente una promessa della vela mancata. Adelchi inizialmente inizia i suoi due figli alla vela, “Papà mi diceva mi raccomando tu non sei una femmina, sei un maschio”.

Non devi dire non riesco a mettere la barca in acqua o tirarla su, o ti arrangi o non esci in barca. Fino a quando la FIV non mi selezionò per andare con gli Snipe ad un Campionato Europeo insieme ad una ragazza di Trieste. A quel punto papà, per non farmi viaggiare disse che non sarei andata perché ero una femmina e non mi lasciò più uscire in barca.”, ricorda Fulvia senza rammarico.

L’inizio di una carriera indimenticabile

Queste esperienze sportive in barca con il padre e tattili e manuali con lo zio creano la base per una lunga carriera. L’obiettivo successivo: “Adelchi mi ha insegnato a guardare avanti, mi diceva che bisogna avere obiettivi lontanissimi e più ambiziosi possibile. Se fai una regata, pensa alle Olimpiadi, e così ho fatto”.

Velisti italiani che hanno fatto sognare il paese nel 1983
Velisti italiani che hanno fatto sognare il paese nel 1983

Mauro Pelaschier verso le Olimpiadi

Il giovane Mauro Pelaschier si allena con grande impegno, come ricorda la sorella Fulvia Pelaschier. “Mentre gli altri durante il fine settimana uscivano alle feste, mio fratello si allenava in mare e più la bora era forte meglio andava. Sono contenta che poi abbia raccolto i frutti di tanta fatica e dedizione.”

Velisti italiani - Mauro Pelaschier alle Olimpiadi 1992
Velisti italiani – Mauro Pelaschier alle Olimpiadi 1992

A 18 anni vince il Campionato Italiano sia juniores che assoluto in Finn e l’anno dopo nel 1968 partecipa come riserva alle Olimpiadi di Acapulco. È il tempo di medaglie e titoli ma per lavorare impara anche il mestiere di velaio come altri velisti italiani dell’epoca. Le derive non erano ancora standardizzate come ora: il Finn è un monotipo con regole di classe ma personalizzabile. La creatività e l’abilità individuale contribuivano nella con questa dei risultati.

Gli anni ’70 di Mauro Pelaschier

“Dal 1971 al 1977 ottenni buoni risultati un oro e un argento ai Giochi del Mediterraneo, vinsi vari Campionati Italiani e un argento alle Preolimpiche. Peccato che quando partecipai alle Olimpiadi nel 1972 a Kiel in Germania e nel 1976 a Kingston in Canada non ottenni buoni piazzamenti. Lì non potevo portare la mia barca, le mie vele e la mia attrezzatura ed ero penalizzato. Avevo un fisico particolare alto e magro, ma grazie agli insegnamenti di mio padre e mio zio riuscivo a customizzare la barca per vincere.

Velisti italiani - Mauro Pelaschier nel 1970
Velisti italiani – Mauro Pelaschier nel 1970

Iniziai anche a lavorare presso la Valeria di Morin, facevo le mie vele su misura ed era qualcosa di straordinario. Vincendo in regata, gli altri velisti italiani e stranieri volevano le vele come me e io gliele vendevo. Nel 1975 passai alla Raudaschl Sails, il fondatore era un grande velista che per dieci anni dominò nel mercato delle derive. Quando Alberelli fondò il Team Worker RaudaschlSails in Italia mi volle con loro e andai in Austria ad imparare a disegnare e tagliare le vele.

Velisti italiani - GiancarloPedote
Velisti italiani – Mauro Pelaschier

Proposi delle modifiche alla vela del Finn e ne uscì una vela molto performante, una grande soddisfazione. Tornavo dalle regate sempre senza albero e vele: tutti li volevano come me. Purtroppo la classe Finn sta per tramontare, alle Olimpiadi di Tokyo sarà scelta come classe per l’ultima volta. Finn monotipo con regole di classe ma personalizzabile.” Ricorda Mauro Pelaschier

La passione per la vela d’altura

Dopo la prima campagna di Azzurra nel 1983 purtroppo nella seconda del 1987 non si era creata la stessa magica sinergia di velisti italiani.

“A Perth, tranne che per la bellezza dell’Australia, fu il peggior periodo della mia vita quanto a risultati sportivi. La barca non era più competitiva e fu un bagno di sangue: un disastro dal punto di vista sportivo. Allora iniziai a proiettarmi verso la navigazione d’altura, volevo fare qualcosa di diverso come un giro del mondo, rifarmi un vita velisticamente parlando.

Velisti italiani - Giorgio Falck
Velisti italiani – Giorgio Falck

I velisti italiani ma anche gli armatori non vedevano un giro del mondo come una sfida nazionale come la Coppa America. A quei tempi era più un’impresa personale come per Giorgio Falck, i Malingri, di navigatori  che si votavano alla causa”, racconta Mauro Pelaschier.

La prima traversata atlantica di Mauro Pelaschier

Nel 1989 compie la prima traversata atlantica, la “Discovery Race” da Cadice a Santo Domingo sul maxi Gatorade. Ma non è la rivelazione che spera: la barca è appena stata comperata in Australia e senza una messa a punto subisce rotture e problemi. “Fu difficile psicologicamente per me adattarmi, la barca era troppo grande ed eravamo diciannove d’equipaggio tra velisti italiani e stranieri.” Ricorda Mauro Pelaschier.

Velisti italiani - Mauro Pelaschier e la Whitbred 1989
Velisti italiani – Mauro Pelaschier e la Whitbred 1989

Il Giro d’Italia a vela – il Tour de France à la voile per velisti italiani

Fortunatamente nel 1990 nasce il Giro d’Italia a vela: Cino Ricci ha l’idea di riprodurre il format del Tour de France à la voile. Quindi pensa ad una regata lungo il periplo dell’Italia a tappe, con regate a bastone o di trasferimento da una città all’altra. Ogni team è portabandiera di una città in cui il GiroVela si ferma e la popolazione locale viene coinvolta nel tifo del proprio equipaggio. Le barche sono dei monotipi, quindi si corre ad armi pari ed i risultati sono assoluti, senza compensi, a parte le penalità.

Velisti italiani - Cino Ricci
Velisti italiani – Cino Ricci

Insieme alle barche si sposta una carovana di camper che fa da appoggio a terra, assicurando ai regatanti un pasto caldo ed un letto confortevole. Da subito numerosi velisti italiani sono coinvolti in questa grande kermesse velica e parte anche la ricerca annuale degli sponsor per partecipare.

Il GiroVela secondo Mauro Pelaschier

“Ho dei bellissimi ricordi: in mare eravamo tutti competitivi ma poi quando ci trovavamo a terra, vicini di camper, ci aiutavamo. Per me fu bello scoprire l’Italia, tutte le coste, le isole: proprio in quell’occasione è iniziata la mia passione per le regate lunghe. Ho incominciato ad apprezzare la navigazione notturna, le lunghe ore al timone, le sfide umane come stare svegli anche due giorni per vincere.

G34 - Le barche del giro d'Italia a Vela
G34 – Le barche del giro d’Italia a Vela

Prima regatando tra le boe non mi ponevo il problema del carteggio, della pianificazione della rotta in base alla meteorologia o della diversa strategia. Nel 1976 avevo partecipato alla Half Ton Cup: 275 miglia da Trieste, Venezia, Pola e Trieste. Ma il GiroVela fu una scuola molto bella per me come per tanti altri velisti italiani, esordienti a quell’epoca. Nel 1990 e 1991 vinsi con Desenzano del Garda e Città di Gorizia, sponsorizzati dagli amici Mirella e Leo Terraneo” , commenta Mauro.

Il sogno del Giro del mondo di Mauro Pelaschier

Nel 1993, papà Mauro sta per coronare il suo sogno di partecipare ad un giro del mondo, Whitbread Round the World Race. La barca è un Wor 60, Brooksfield e lo skipper il torinese Guido Maisto: Mauro parte da Southampton verso Punta del Este in Uruguay. “La seconda tappa era la più difficile per raggiungere Fremantle in Australia attraversavamo due oceani nei 40 ruggenti e 50 urlanti. Poi subimmo un’avaria: il timone fu divelto da poppa formando una falla da cui imbarcavamo acqua ma riuscimmo ad isolare la paratia per non affondare.

Mauro Pelaschier con il Team Brooksfield
Mauro Pelaschier con il Team Brooksfield – Credit: Mike Hewitt/ALLSPORT

Tutti gli strumenti di bordo erano a poppa e bagnandosi era tutto in corto circuito. Fu attivato subito l’Epirb per preservare l’equipaggio: a quelle latitudini e con l’acqua a sei gradi nelle zattere sopravvivi per poco tempo. Io non ero d’accordo, secondo me, si attiva l’Epirb solo quando si sta per affondare, in più l’impossibilità di comunicare in seguito creò molta apprensione. Le famiglie di tanti velisti italiani ci credevano affondati: fu uno stress fortissimo e non condividevo le scelte dell’equipaggio quindi rinunciai al giro del mondo.”

Velisti italiani - Mauro Pelaschier e Gatorade
Velisti italiani – Brooksfield alla Whitbread

TenPF

Nel 1995 papà accetta una nuova sfida con se stesso, dopo cinque anni di Giro d’Italia a vela pensa alla barca ideale per farlo. Aveva colto una problematica logistica: “le barche erano lente e per uno sponsor sostenere un team per un mese era oneroso. L’idea era di fare una barca veloce e competitiva con vento forte ma anche con venti leggeri. Ispirai una barca che Mani Frers disegnò: il TenPF, un dieci metri nato dalla collaborazione Pelaschier-Frers.

German Frers - Yacht Designer
German Frers – Yacht Designer

Ero tornato alle origini come ai tempi del Finn quando cercavo di trovare la barca giusta che calzasse con le mie esigenze. Ne uscì un’ottima barca e vinsi io stesso molte regate: Corsica per due, 500×2 di Caorle e quasi la Roma per due. Purtroppo commercialmente non decollò mai: nacque in contemporanea con il Mumm 30’, di Bruce Farr, un po’ più piccolo ma molto simile. Con la potenza della Farr International divenne il monotipo più forte di quegli anni e molti velisti italiani ci regatarono.”

Mauro Pelaschier comunicatore

Papà Mauro comunicatore. “Anche la mia esperienza di commentatore Rai per la Coppa America e Olimpiadi fu molto importante, vorrei approfondire in seguito l’argomento. In quell’occasione scoprì la mia vocazione di comunicatore: anche i tecnici mi facevano i complimenti per le pause giuste, per le cadenze. “Tu hai i tempi televisivi, hai il dono della sintesi: in TV è fondamentale, in poche parole esprimi un concetto”, mi dicevano. A me faceva un po’ ridere e spiegavo loro che da velista solista non dovevo parlare con nessuno. Quindi ho iniziato a parlare dopo i 30 anni, logico che non sono prolisso.”

Velisti italiani - Un articolo su Mauro Pelaschier del 1990
Un articolo su Mauro Pelaschier del 1990

Margherita Pelaschier

Dal Giro d’Italia a Vela inizia anche il fil rouge che riunisce me e mio papà nell’amore per il mare. Io vivo da quando avevo un anno solo con mia mamma Rita ma cresciuta mio papà iniziò a portarmi in viaggio con lui. Al GiroVela lo seguivo sul camper, dai tredici, quattordici anni, come mascotte dell’equipaggio ed aiutavo i camperisti nel loro lavoro. Impossibile non innamorarsi di quella vita vagabonda e libera: inizialmente mi appassionai al viaggio di per sé e all’incontro con persone e culture diverse.

Velisti italiani - Margherita Pelaschier
Margherita Pelaschier

In seguito quando ci fu l’occasione di fare qualche tappa via mare sulle banche di amici che seguivano la regata mi si rivelò un mondo. Vedere tutti quei velisti italiani che tornavano dalle regate stanchi ma euforici, i racconti di mare e di vita: l’ambiente mi stregò. Cresciuta a 19 anni partecipai anch’io al GiroVela con degli equipaggi femminili e fu un’esperienza fantastica: mi facevano fare sempre la randista. Ero alta e forte ma di regole di regata non ci capivo molto perché avevo fatto pochissima deriva, solo qualche uscita in 420. Ma da subito mi fu chiaro che amavo navigare e se regatare mi permetteva di navigare allora era quella la via.

Velisti italiani: l’atlantico per Margherita Pelaschier

Nel 2003, dopo aver regatato sui Mini 6.50 in Mediterraneo, finalmente riesco a coronare il mio sogno di attraversare l’Atlantico. Alla Roma per due conosco Luca Trentini che si stava preparando per partecipare alla Transat des Alizes con un Open 30. Qualche mese dopo mi propone di far parte del suo equipaggio che è di sole tre persone, tutti velisti italiani e io naturalmente accetto. Dopo un lungo trasferimento arriviamo a Portimao in Portogallo dove ci raggiunge anche Giancarlo Pedote, che regata con noi.

Velisti italiani - GiancarloPedote
GiancarloPedote

Conoscevo Giancarlo dal mondo Mini, era ed è un grande amico ed ero felice di condividere con lui il mio primo oceano. Partiamo l’11 novembre con 40 ore di ritardo per un problema alla chiglia ma ancora in gara. Due estratti dal diario di bordo per capire quanto importante è stata per me questa tappa della mia vita:

Diario di bordo 11 Novembre 2003

11 Novembre H 20:43 UTC LAT 35° 57′ N LON 009° 34′ W. La luna illumina la poppa di Fibra Locman Italy che finalmente corre libera con l’oceano intorno a 360 gradi. Una nottata tranquilla ha accolto il ritorno in gara di Fibra: ora l’obiettivo è recuperare le 40 ore di distacco dalla flotta. Fa la sua apparizione in scena il ‘giallone’, 120 metri quadri di gennaker giallo Locman: con 10 nodi al lasco ci allontaniamo dalla costa. Risistemiamo la barca ancora una volta smontata e rimontata a causa dei lavori e con piacere proviamo la sensazione di essere definitivamente in mare.

Dubbi, curiosità: cosa ci riserveranno i prossimi 20-25 giorni in mare? Regoliamo minuziosamente le vele e uno di noi si alterna sempre al timone per ottenere il meglio dalla barca. Si perde il contatto visivo della costa, il ritmo delle onde è lungo e calmo e navighiamo ora sereni nel “respiro dell’oceano”. Teniamo una buona media di velocità e già nel primo pomeriggio ci accorgiamo di aver percorso 70 miglia. Il nostro routier dall’Elba ci consiglia la rotta migliore per evitare le bonacce: il controllo e la verifica della situazione meteorologica sono quotidiani.

Pian piano cercheremo di entrare nel ritmo di queste incombenze giornaliere, che diventeranno automatiche. La prima settimana è la più dura: bisogna mollare completamente gli ormeggi da terra e prendere il ritmo del mare. Me l’ha detto anche mio papà prima che partissi quando è venuto a trovarci in Francia. Il sole è tramontato molto presto alle 17 ore locali, anche il vento è diventato più leggero: stanotte combatteremo con la bonaccia. Ora da buoni velisti italiani mangiamo pasta al pomodoro cotta con l’acqua di mare, “sarà buona?” andrà sicuramente bene, finalmente siamo partiti.

Diario di bordo 28 Novembre 2003

28 Novembre H 16:30 UTC LAT 18° 45′ N LON 48° 32′ W. Sono passate ormai diciassette giorni da quando abbiamo lasciato terra e l’oceano con i suoi temporali notturni, le sue bonacce sta temprando il nostro carattere. Nel suo linguaggio silenzioso, ci sta insegnando molte cose: la solidarietà tra di noi, nel venirsi incontro quando un altro non ce la fa. La pazienza: bisogna accettare ciò che viene anche se si vorrebbe correre quando si è in bonaccia o avere il mare piatto in burrasca.

Velisti Italiani - La prima traversata atlantica di Margherita Pelaschier
La prima traversata atlantica di Margherita Pelaschier

L’umiltà: non si può imbrogliare, le maschere che indossiamo a terra vengono calate una ad una. Nel confronto con un elemento così forte e vero si impara ad agire e parlare con modestia. La costanza: i piccoli sforzi vengono sempre premiati e lo vediamo ogni giorno calcolando le miglia percorse, sudate una ad una. Insomma si rientra in sintonia con l’essenza naturale di noi stessi che, a volte, a terra dimentichiamo.

Ci siamo chiesti perché abbiamo intrapreso questo viaggio: il motore principale è lo spirito agonistico-sportivo come altri velisti italiani prima di noi. Ma molto importante è anche la sfida con noi stessi, tutti e tre neofiti dell’oceano, con all’attivo non più di sette giorni continuativi in mare. La traversata è come un cammino spirituale, un “viaggio dentro sè”, lo chiama Giancarlo. Scopriremo i doni che ci ha lasciato e le lezioni imparate alla conclusione dell’avventura, per ora è una delle esperienze più belle della mia vita.

Diario di bordo 03 Dicembre 2003

03 Dicembre H 19:00 UTC St Barthelemy Terra all’orizzonte. L’isola si staglia verde e montuosa all’orizzonte: siamo davvero arrivati, non posso crederci! I nostri occhi abituati agli spazi illimitati scrutano per trovare la boa d’arrivo, un gommone dell’organizzazione viene ad accogliere i tre velisti italiani, les italiens. Tra grida di giubilo facciamo la nostra entrata nella baia, con il favore dell’oscurità tutto acquista un aspetto più coreografico. Ho la netta sensazione di entrare in un covo di pirati di cui naturalmente faccio parte.

Ormeggiamo sulla banchina davanti al Comune, con una certa riluttanza poso di nuovo i piedi a terra, ma mi riabituo subito alla terra ferma. Scopriamo di essere secondi assoluti, solo una barca ci ha preceduto Exocet, che sono stati gentili ad offrirci di fare una doccia vera. E chi se la ricordava più dopo ventitré giorni in mare su un barchino di nove metri! Noi tre dell’equipaggio siamo contagiati da un’euforia incontrollabile, saltiamo, ci abbracciamo e ci tiriamo pizzicotti per accertarci che tutto sia reale. Ce l’abbiamo fatta!

Mauro e Margherita Pelaschier su Lo Spirito di Stella

Nel 2005 si presenta l’occasione di fare una traversata atlantica con mio papà e per me il viaggio inizia ancora prima, a Genova. Un anno prima Mauro conosce Andrea Stella, armatore del catamarano “Lo Spirito di Stella”, un Mattia 56, con una storia speciale. Andrea, giovane e promettente avvocato nel 2000 fa un viaggio in Florida per migliorare l’inglese ma la sua vita cambia per sempre. Dei ladri intenzionati a rubargli l’auto a noleggio gli sparano, i medici gli salvano la vita ma perde l’uso delle gambe.

Spirito di Stella
Mauro Pelaschier e Margherita Pelaschier su Spirito di Stella

È uno shock grandissimo ma Andrea con coraggio riprende in mano la sua vita e pensa che gli piacerebbe ritornare a veleggiare. Non c’erano barche adatte però ad un accesso con la sedia a rotelle: i suoi genitori lo aiutano a costruirne una. Per due anni gira l’Italia portando il suo messaggio positivo di rinascita ad altre persone che hanno subito un trauma o un incidente. Nasce poi il progetto “Back to USA”, attraversare l’Oceano è sempre stato il mio sogno da velista italiano doc.

Arrivare a Miami, un luogo che per me rappresenta un momento negativo, con un messaggio positivo come questo, è fantastico. Quello che mi è successo è stato terribile, ma se avessi condotto una vita “normale” avrei di certo fatto cose molto meno utili”, commenta Andrea. Mi imbarco a Genova e la prima tappa del viaggio arriva fino a Lanzarote, molti velisti italiani famosi si susseguono come Soldini o Paolo Bassani.

Velisti italiani: Incontri che cambiano la vita

Ma mi segnano l’incontro con Sandra Truccolo, atleta paraolimpica; con Daniele Scarpa, olimpionico di canoa e naturalmente con Omar Papait, chef e diversamente abile. La seconda tappa è la regata transatlantica Rubicon Antigua Challenge, gli otto componenti dell’equipaggio si riuniscono a Lanzarote. Andrea, sua moglie Lara, Alfredo Guerrieri, comandante della barca, Omar, papà Mauro, Archimede Riva e Marco Guadagni, grandi velisti italiani, ed io.

Mauro ricorda: “Ho un ricordo meraviglioso di quella traversata: con Andrea e Omar siamo rimasti molto amici e costruiamo ancora dei progetti insieme. Fu la mia prima volta su un catamarano ed ero orgoglioso di partecipare a questo grande rientro alla vita di Andrea, “Back to USA”. Il mio compito era anche di navigare in sicurezza perché tanti erano inesperti ed era importante che non ci fossero traumi o stress.

Mauro e Margherita Pelaschier su Lo Spirito di Stella Back to USA 
Mauro e Margherita Pelaschier su Lo Spirito di Stella Back to USA

Potrei raccontare tanti aneddoti: dopo 24 ore dalla partenza la mura del gennaker si ruppe. Io e mia figlia, che ha lavorato anche lei in veleria, ci mettemmo a riparare e ricucire a mano quella vela, fondamentale per attraversare. Dopo sei ore e l’aiuto di tutti issammo di nuovo il gennaker che era un “gennakenstein” con tutte quelle cicatrici, cuciture. Un momento magico poi fu quando vidi lo strumento segnalare 0 vento, abbiamo sofferto per il poco vento durante quella traversata.

Chiudemmo le vele e ci tuffammo

Proposi, “ragazzi tutti, tranne uno in acqua, facciamo il bagno”, così chiudemmo le vele e ci tuffammo. Fu incredibile per tutti ma specialmente per Andrea ed Omar che non avrebbero mai pensato di nuotare in mezzo all’Oceano. Arrivammo ad Antigua dopo ventuno giorni e facemmo un buon quarto posto, quasi terzo se non avessimo dovuto recuperare il gennaker rotto caduto in acqua. Ma il senso di questa esperienza me lo spiegò Omar anni dopo: nel 2007 in occasione della Coppa America a Valencia. Andrea era in Spagna con il catamarano per far vedere la Coppa ad altri ragazzi disabili. C’erano anche Archimede Riva e Paolino Bassani e pensammo ad una rimpatriata, ma mancava Omar che chiamammo e ci raggiunse il giorno dopo in aereo.

Dopo una grande festa con altri velisti italiani mi rivelò che durante la traversata mi aveva odiato perché lo facevo lavorare come un matto. Eravamo in turno insieme e gli facevo fare anche il mio turno al timone perché imparasse. Disse poi una cosa meravigliosa. “Se non avessi partecipato a quella traversata per arrivare fino a Miami e non avessi avuto un maestro severo come te, stasera non sarei qui. Probabilmente non avrei mai avuto il coraggio di ricominciare a vivere dopo quell’incidente che mi ha immobilizzato le gambe.

Questa esperienza mi ha dato la consapevolezza che posso fare quello che voglio anche se non mi funzionano le gambe.” Fu la vittoria più grande di quella traversata per me: aiutare ad abbattere le barriere mentali e trovare il coraggio di ricominciare. Questa è anche la grande vittoria di Andrea che continua la sua attività con altre persone diversamente abili e li ispira con il suo esempio.”

Progetto “Libera la vita, libera le vele” di Margherita Pelaschier

Nel 2006 in occasione della Barcolana l’Associazione Bambini Chirurgici del Burlo faccio da portabandiera sulla barca classica “Mirella” della cara Mirella Della Valle. Poi ho l’occasione di conoscere personalmente i fondatori Giusy e Luca: il loro primogenito Riccardo era nato con un tumore. A soli quattro giorni di vita, l’hanno operato al Burlo Garofalo e ora è un ragazzo sano e grande. Per restituire il dono che avevano ricevuto decidono di fondare un’associazione che aiuti altri genitori.

Velisti italiani - Margherita Pelaschier - Giro d'Italia in solitaria
Margherita Pelaschier – Giro d’Italia in solitaria

In pochi anni realizzano tanti progetti: una psicologa che segua il percorso dei genitori in reparto e a casa. Un appartamento a disposizione delle famiglie che vengono da tutta Italia e addirittura dei macchinari per la chirurgia pediatrica. Sposo subito la causa e con Giusy pensiamo che sarebbe bello collegare due tra i principali ospedali pediatrici che sono in due città di mare. Il Burlo Garofolo è a Trieste e a Genova c’è il Gaslini. Parte la ricerca di sponsor e di una barca per circumnavigare la penisola in solitario.

Ho sempre sognato di navigare in solitario ed unire un progetto solidale dà un senso in più alla sfida. Si crea presto una sinergia che rende concreto il progetto: il Cantiere Alto Adriatico mi affida il loro nuovo gioiello AA38 per questa missione. Alto Adriatico 38’ è una barca ecologica in legno ma leggera quanto una in vetroresina. Al metodo di costruzione classica del legno unisce un metodo di taglio e assemblaggio moderni, senza fabbisogno della manutenzione degli scafi tradizionali.

Velisti italiani: La rete di sostegno si allarga

Altri sponsor ci sostengono: Gruppo Fondiaria Sai di Torino, Sasa Assicurazioni di Trieste, Castelvecchio Vini di Sagrado. Ma anche  Movendo, Syac, Tecnoteca, Harken abbigliamento, Trudi spa di Tarcento, Kora Comunicazione, Navico, Harken Italy, LOFU. La lista si allunga con Yacht Club Adriaco, Yacht Club Italiano, Città di Monfalcone, Provincia di Gorizia. I momenti più belli prima della partenza sono in ospedale per raccontare il mio progetto ai bambini. Con i genitori li aiutiamo a fare un disegno o un messaggio che porterò ai bambini a Genova via mare.

Per me, questo progetto è stato una grande prova con me stessa per la difficoltà che presenta la navigazione in solitario. Come altri velisti italiani, che ho conosciuto tra i ministi, sognavo di avere l’occasione di una prova da sola. Grazie al messaggio che portavo mi sono sentita alleviata dalle mie difficoltà pensando a chi lotta quotidianamente in ospedale per la vita. Inoltre da figlia ho sentito di aver sintetizzato in questo progetto gli insegnamenti di entrambi i miei genitori.

La passione per il mare di mio papà ma con la solidarietà e la generosità che mi ha insegnato mia mamma. Un figlio cerca sempre l’approvazione dei genitori e quando ormai hai dimenticato che la cercavi, arriva. Mia mamma Rita, da artista, ha fatto un bellissimo disegno durante il mio viaggio e mio papà Mauro mi ha scritto: “Sei un vero marinaio!”. Alla partenza mi ha regalato la cintura della Coppa America che aveva dato al nonno Adelchi e ora passava a me.

Ritorno alle barche d’epoca e la missione di Mauro Pelaschier per il futuro

“In questi anni, nella vela sono tornato alle miei origini, al legno che è il mio grande amore. Nei raduni e campionato di vele d’epoca ho ricominciato ad apprezzare la vela dal punto di vista agonistico e personale. Negli ultimi anni ho vinto cinque Trofei Panerai su quattro barche diverse. Ma la più grande soddisfazione è stato il Campionato Mondiale dei 12 Metri S.I. a Newport nel 2019 sul Nyala di Patrizio Bertelli. Con un equipaggio di ottimi velisti italiani, nella categoria “Vintage” abbiamo ottenuto otto primi posti su nove prove. Questa è la mia vela, mi piace il profumo di legno di queste barche, non sarei capace di andare sulle barche a foil che volano.”

Velisti italiani - Mauro Pelaschier
Mauro Pelaschier

Probabilmente la mia carriera velica è finita, tranne qualche mondiale sui 12 Metri S.I. o la Barcolana. Penso di essere uno dei pochi velisti italiani ad aver fatto Olimpiadi, Coppa America e Giro del Mondo a vela. Io comunque mi sento un marinaio: un marinaio è quello che deve conoscere la barca e le vele, la navigazione, la meteorologia e l’ormeggio sicuro. Ora vorrei restituire al mare e ai giovani la mia esperienza e ciò che mi ha insegnato.

Ho trascorso tre mesi a bordo del Crivizza, facendo il periplo dell’Italia e portando nelle scuole il progetto One Ocean e la Charta Smeralda. Continuerò ad impegnarmi nella salvaguardia del mare, nostro elemento ma anche importante risorsa che potrebbe creare lavoro in futuro per i giovani. Per me il mare non è un hobby, è un’opportunità che può creare posti di lavoro, se sapremo insegnare ai giovani a valorizzarlo e rispettarlo. Ai miei nipoti, che vadano per mare o in montagna, auguro di avere una passione che li guidi nella vita.

Ringraziamenti

Grazie alla zia Fulvia, memoria storica della famiglia e a papà Mauro per i racconti interessanti del passato e per le esperienze condivise del presente. Margherita Pelaschier.

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